Dopo un lungo e travagliato confronto interno, l'Inau, l'ente delle adozioni in Uruguay, decise di affidare definitivamente il bimbo alla coppia Minetti-Cipriani, e non alla seconda coppia, perché convinti che quella fosse la scelta migliore per il minore.
E' quanto emerge dalla stampa locale, secondo un' ultima ricostruzione che tuttavia non chiarisce sulla definitiva regolarità del processo. Anzi, man mano che prosegue l'analisi delle carte, tutta la storia si arricchisce di nuovi dettagli tutti da chiarire e confermare che certamente sono già al centro del lavoro dell'Interpol.
L'ultimo riguarda il padre della seconda coppia, o meglio la sua fedina penale, attorno alla quale sembra ci sia una sorta di giallo. Ma ripartiamo dall'inizio: com'è noto questa seconda famiglia ottenne dall'Inau una valutazione positiva. Aveva addirittura ospitato per anni il bimbo a casa, seppure a tempo parziale. Insomma, nulla impediva, fino a quel momento, che la famiglia potesse ottenere l' adozione.
Inoltre, nei confronti della coppia Minetti-Cipriani erano state emesse delle notifiche contrarie alla loro richiesta vista la condanna in Italia di Minetti per istigazione alla prostituzione. L'allora direttore della divisione Adozioni, Darío Moreira - recentemente trasferito in un'altra area dell'Inau - aveva infatti ritenuto che non si dovesse andare avanti con la valutazione della famiglia italiana, dati appunto i precedenti penali in Italia di Minetti.












