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2 MAGGIO 2026
Ultimo aggiornamento: 12:12
I nomi di tutte le vittime dell’ex Ilva vengono scanditi sul palco del concerto dell’Uno Maggio Libero e Pensante di Taranto, dove oltre la musica trovano spazio la Flotilla, la galleria degli orrori dei Governi di Tomaso Montanari, l’appello di Francesca Albanese e di decine di esponenti della società civile. I volti degli operai scomparsi sono sullo sfondo e ai lati della scena, la testimonianza della moglie di Claudio Salamida, morto sul lavoro all’Ilva a gennaio, precipitando da un’altezza di 7 metri per la rottura di una passerella mentre era al lavoro nell’acciaieria 2, raccoglie applausi e lacrime. “In questo primo maggio – dice Maria Teresa D’Aprile per bocca della sua avvocata – non ho parole di celebrazione ma di verità. Sono qui perché la sua storia non diventi solo un nome in una lista. Merita giustizia non solo lui ma tutti, perché nessuno debba più scegliere tra lavorare e vivere”. Un ricatto quotidiano che a Taranto trova il culmine ma che non fa più differenza di territorio.
“Noi forse non vinceremo mai contro il siderurgico – ha detto dal palco uno dei direttori artistici, l’attore e regista Michele Riondino – non saremo noi a chiuderlo, anche perché il mercato ha già chiuso quella fabbrica che da anni non produce acciaio ma cassa integrazione, voti, campagna elettorale e tessere sindacali, ma abbiamo la generazione di giovani che rappresentano il futuro di questa città, che sanno che Taranto non dipende dall’acciaieria, Taranto ospita quell’acciaieria”.










