«Qui il gioco è passarsi il fiammifero per vedere chi si brucia. Ma al momento il fiammifero è spento e quindi nessuno si può bruciare». Nel senso che non ha sbagliato la Procura di Milano, non ha sbagliato il Guardasigilli e tantomeno ha sbagliato il Quirinale? «Nel senso che questo scandalo della grazia a Nicole Minetti è partito da ricostruzioni giornalistiche che al momento non trovano alcun riscontro probatorio. Potrebbe benissimo non essere uno scandalo». Ricostruzioni giornalistiche che puntano a mettere in difficoltà il ministro Carlo Nordio, e quindi il governo? «Qui tutti vogliono sputtanare tutti e nessuno si prende la briga di leggere le carte».

Mirko Mazzali è avvocato e politico. Era capogruppo in consiglio comunale a Milano per Sinistra e Libertà e presidente della commissione Sicurezza quando il sindaco era Giuliano Pisapia. Per dirla con lui, è uno che «non ha in nessuna simpatia la Minetti». Ma non per questo vuole condannarla sulla base di illazioni. «Gli avvocati che hanno attaccato i colleghi che hanno firmato l’atto di grazia, sostenendo contenga falsità, possono autodenunciarsi al consiglio di disciplina», afferma.

NICOLE MINETTI E LA GRAZIA, I TRE CLAMOROSI ERRORI DELLE TOGHE