Prima dei numeri, dei grafici e delle dichiarazioni che popolano report e strategie aziendali di sostenibilità, esiste un livello meno visibile che determina il significato stesso di quei dati. Talvolta i valori ambientali associati ai prodotti possono differire non perché cambiano le emissioni o i materiali, ma per il modo in cui le informazioni vengono raccolte, selezionate e trasformate in indicatori. È in questo spazio, dove la misura precede il risultato, che si gioca una parte decisiva della transizione verso modelli produttivi più sostenibili. La crescita abnorme dei dati ambientali ha reso la metodologia d’analisi ancora più decisiva, in quanto le imprese producono quantità sempre maggiori di informazioni, mentre mercati e istituzioni richiedono criteri affidabili per interpretarle e confrontarle. Il problema riguarda anche, e soprattutto, la possibilità di attribuire significati condivisi, che possano essere utilizzati in contesti diversi senza perdere coerenza. In assenza di regole comuni, ogni numero rischia di restare confinato nel sistema che lo ha generato, rendendo difficile qualsiasi confronto e limitando la capacità di incidere sulle decisioni attraverso i dati.

Qui s’innesta il lavoro di Elia Rillo, ingegnere di 35 anni, da pochi mesi eletto presidente del Technical Committee di EPD International (l’acronimo sta per Environmental Product Declaration), uno dei principali programmi a livello globale per la registrazione delle dichiarazioni ambientali di prodotto. Il suo ruolo non consiste nel misurare direttamente gli impatti, ma nel coordinare il gruppo internazionale di esperti che definisce le regole con cui queste misurazioni vengono effettuate, validate e comunicate. «Le dichiarazioni ambientali di prodotto sono documenti tecnici pubblici, accessibili a chiunque, che descrivono in modo dettagliato la performance lungo tutto il ciclo di vita», spiega Rillo. «Non sono etichette sintetiche, ma atti di trasparenza, che mettono a disposizione dati e metodologie per consentire una lettura approfondita delle informazioni».