CAMPOLONGO MAGGIORE - «Stavamo insieme da quattro anni e ci volevamo tanto bene, eravamo un corpo e un'anima. Per i miei genitori era come una figlia». A parlare è il 21enne fidanzato di Elena Lo Giudice, studentessa piemontese che frequentava l'Università di Padova, la facoltà di Scienze Politiche. Ieri pomeriggio era fuori della propria abitazione, circondato da amici e compagni di università. Il giovane non riesce a darsi pace: non ha sentito nulla, nessun lamento, nessun gemito durante la notte. Se avesse sentito Elena lamentarsi, forse avrebbe potuto salvarla. Ma i medici hanno escluso tale circostanza. La ragazza è morta molto probabilmente sul colpo per un improvviso malore. Un infarto, quasi sicuramente. Fuori di casa, con tutti gli amici intorno, il fidanzato ha avuto la forza di pronunciare poche parole, con la voce rotta dalla commozione e le lacrime agli occhi. «Mercoledì sera io e Elena ci siamo coricati serenamente. Come nostra abitudine, abbiamo riso e scherzato tanto. Nessun segno di malessere da parte di Elena. Quando stamattina (ieri, ndr) intorno alle 8 l'ho chiamata, non mi ha dato alcuna risposta. Pensavo dormisse ancora. Non era normale. Di solito si svegliava prima lei. Allora mi sono avvicinato per svegliarla. L'ho chiamata più forte, quando l'ho toccata ho sentito che il suo corpo era freddo, molto freddo. Ho dato l'allarme ai miei genitori, che hanno subito chiamato i soccorsi. Purtroppo non c'è stato nulla da fare. Elena non si è mai ripresa, neppure per un istante».
Elena Lo Giudice morta nel sonno a 21 anni, il fidanzato: «Era la bontà fatta persona, intelligente e bellissima. Ora non so cosa pensare»
CAMPOLONGO MAGGIORE - «Stavamo insieme da quattro anni e ci volevamo tanto bene, eravamo un corpo e un'anima. Per i miei genitori era come una figlia». A parlare è...







