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Nel 2011 disse "no" alle dimissioni di Silvio ma è lì che nacque Fdi. Domani il sorpasso
E pensare che quasi quindici anni fa Giorgia Meloni era proprio lì dove sta oggi, seduta al tavolo del Consiglio dei ministri. Come pure alle riunioni a Palazzo Grazioli, in cui si prendeva lentamente ma ineluttabilmente consapevolezza che un'epoca stava finendo. Erano gli inizi di novembre del 2011, lo spread correva inarrestabile fino a toccare quota 575 punti e il G20 a Cannes aveva appena sancito che non solo i mercati ma anche le principali cancellerie europee - Angela Merkel e Nicolas Sarkozy in primis - ritenevano Silvio Berlusconi a fine corsa, pericoloso per l'Italia e persino per la stabilità dell'Europa tutta. Uno scenario catastrofico, che trovò sponda anche nell'allora ministro dell'Economia Giulio Tremonti. Che - raccontò il Financial Times - proprio a margine del summit francese chiese al Cavaliere di fare un passo indietro: "Silvio, se resti lunedì ci sarà un disastro sui mercati. A torto o a ragione, il problema per l'Europa sei tu". Una ricostruzione ovviamente smentita dal diretto interessato, oggi presidente della commissione Esteri della Camera in quota Fdi. Ma che anni dopo Berlusconi confermerà in privato con più di un interlocutore. D'altra parte, non è un caso che da allora il rapporto tra i due si sia bruscamente interrotto e, nonostante i diversi tentativi di Umberto Bossi, non ci sia mai stato alcun riavvicinamento.







