Maryline Desbiolles ci porta dentro le filande di fine Ottocento per raccontare la storia delle ovaliste, giovani donne che, tra turni massacranti e sogni di emancipazione, hanno dato il via a uno dei più importanti scioperi femminili della storia.
di Giulia Mattioli
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Nella seconda metà dell’Ottocento migliaia di giovani donne lasciarono le campagne per raggiungere le filande della seta di Lione. Venivano dalla Francia rurale ma anche dall’Italia, dal Piemonte per la precisione, ed erano spesso contadine adolescenti che, spinte dalla povertà, lasciavano la propria terra con la promessa di un salario. È in questo scenario, fatto di migrazioni, mutamenti della condizione femminile e nuove forme di sfruttamento, che si colloca “Sciopero”, romanzo della scrittrice francese Maryline Desbiolles in uscita in Italia per Bompiani in concomitanza della festa dei lavoratori del Primo Maggio.
La storia narrata è fittizia, ma si inserisce in un contesto storico reale. Si svolge nel 1869, quando l’industria tessile francese attirava manodopera femminile con la prospettiva di un guadagno e quindi di una vita più dignitosa, ma quello che le giovani operaie trovavano era un mondo fatto di turni massacranti e condizioni di vita durissime. L'esasperazione di queste donne si trasformò in una forma di disobbedienza che diventerà una pietra miliare delle lotte operaie: la prima grande sollevazione collettiva delle donne francesi contro il sistema industriale.














