* Giornalista e divulgatore scientifico

Nel 2021 una startup saudita, Red Sea Farm, ha raccolto 16 milioni di dollari per sviluppare la sua tecnologia di coltivazione di ortaggi in serra, utilizzando l’acqua salata. L’anno successivo Pure Harvest, con sede ad Abu Dhabi, ha raccolto 180 milioni, sempre per produzioni in serra. Nel 2023 la statunitense AeroFarms ha invece inaugurato ad Abu Dhabi AeroFarms AgX, una vertical farm indoor, in cui gli ortaggi crescono in capannoni, lontano dalla luce del sole.

La corsa alla “sovranità alimentare”

Si tratta di alcuni esempi di investimenti con capitale di rischio guidati da fondi sovrani o da compagnie parastatali, come la Saudi Aramco. Investimenti che non si limitano alle coltivazioni innovative, ma puntano anche su nuovi cibi, come la carne coltivata oppure la fermentazione di precisione. Il motivo? Le monarchie del Golfo sanno ormai da tempo di essere in una posizione critica, sia a livello geopolitico che climatico, e hanno investito per tempo sulla sicurezza alimentare dei loro paesi. E oggi, la crisi di Hormuz gli dà ragione.

Non solo petrolio e gas. Perché la crisi a Hormuz può causare uno shock agroalimentare