L’articolo di Fabio Dragoni uscito lunedì su Libero tocca un tema che da decenni attraversa il dibattito economico italiano e che non può essere ignorato: il nostro sistema fiscale è diventato negli anni un labirinto opprimente, inefficiente e, soprattutto costoso non solo per i contribuenti ma per l’intero sistema economico. Ed è per questo che mi trovo d’accordo con l’analisi proposta.
In Italia non si paga solo tanto: si paga male e soprattutto si perde troppo tempo a pagare, la giungla di imposte, addizionali e adempimenti burocratici rappresenta un freno strutturale alla crescita, quindi semplificare non è una questione astratta, è una necessità economica: ogni modulo in meno, ogni scadenza eliminata, ogni tassa accorpata significa meno costi per imprese e famiglie, più competitività e più risorse da reinvestire.
Negli ultimi 4 anni le famiglie italiane hanno beneficiato di una riduzione del carico fiscale superiore a 33 miliardi di euro, grazie agli interventi delle ultime leggi di Bilancio: dall’innalzamento della soglia della flat tax per i lavoratori autonomi al taglio strutturale del cuneo fiscale a favore dei dipendenti, fino all’accorpamento dei primi due scaglioni Irpef e alla riduzione dell’aliquota al 23%. Ora bisogna proseguire con altre scelte importanti: ridurre il numero delle imposte, semplificare gli adempimenti, alleggerire il carico complessivo, anche solo razionalizzare il sistema significa abbattere costi indiretti, consulenze e incertezza normativa.






