“Così come l'attività umana può innescare punti di non ritorno negativi, possiamo anche creare punti di svolta positivi per dare il via a un recupero della natura su larga scala”. È decisamente una nota di ottimismo quella con cui l’esperto Timothy M. Lenton della University of Exeter presenta le sue riflessioni sulla rivista Nature Sustainability. In questo articolo mette in luce alcune strategie su cui varrebbe la pena investire (tutti, anche i singoli cittadini) per mettere in moto una serie di cambiamenti a cascata che possano apportare dei benefici al nostro pianeta. Perché abbiamo la prova che si può fare. Il tono delle sue riflessioni si pone in chiara contrapposizione ai punti di non ritorno climatici, spiega Lenton in una nota da Exeter, citando per esempio il caso della perdita irreversibile delle barriere coralline, ma abbiamo appunto il potere e il dovere di agire anche in senso contrario.

Il primo punto di non ritorno è già realtà: la perdita delle barriere coralline è irreversibile

13 Ottobre 2025

Tanto a livello ambientale che sociale investendo, scrive l’esperto, in conoscenza e condivisione di buone pratiche, attribuendo il giusto valore economico, ma anche etico e giuridico, alla natura. Il punto è mettere in campo delle azioni in grado di dare origine a un sistema in grado di auto rinforzarsi, portandolo a stabilizzarsi in un punto di non ritorno, ma positivo (questa immagine che usa aiuta a comprendere bene il concetto). Sono incoraggianti per esempio i dati sul ripristino delle popolazioni di lupi nel parco dello Yellowstone: qui la loro rimozione all’inizio del ventesimo secolo aveva portato a un aumento delle alci, a discapito della vegetazione di alcune specie locali di cui si cibano questi animali. Con i lupi la vegetazione è tornata a prosperare, ma si è osservato anche un aumento di uccelli, bisonti e castori, scrive Lenton. Allo stesso modo, contrastare e regolamentare la pesca eccessiva - anche con l’istituzione di aree marine protette, garantendo che le popolazioni ittiche mantengano la capacità di riprodursi e crescere - può favorire il recupero di popolazioni compromesse. L’esperto cita il caso degli stock di platessa e nasello nei Mari del Nord, ma precisa come lo stesso non sia ancora avvenuto per il merluzzo (in competizione con gli spratti).