Roma, 29 apr. (askanews) – Alla sua ultima conferenza stampa da presidente della Federal Reserve, Jerome Powell ha ribadito in maniera risoluta la difesa dell’indipendenza della Banca centrale. E nella misura in cui questo lo coinvolge a livello personale, con il tentativo di incriminazione che è stato portato avanti, e poi ritirato, dal Dipartimento di Giustizia Usa, ha confermato che anche dopo la scadenza del suo mandato da presidente, il 15 maggio, resterà nel direttorio in qualità di governatore, fino a quando questa disputa non sarà definitivamente conclusa.
Peraltro il suo mandato da governatore scade molto più in là: il 31 gennaio del 2028. Powell ha subito messo le mani avanti, chiarendo che non intende interferire con il presidente designato, Kevin Warsh, al quale ha fatto gli auguri e i complimenti per i passi avanti nella procedura parlamentare di ratifica della sua nomina. E’ stato scelto dal presidente Usa Donald Trump e viene osteggiato da diversi esponenti democratici, che tuttavia non dovrebbero essere in grado di impedire la nomina.
Tutto questo mentre la Fed ha, come da attese, mantenuto i tassi di interesse sul dollaro ad una forchetta del 3,50%-3,75%. La decisione è stata presa con quattro componenti dissenzienti, il numero più elevato dal 1992. Uno, Stephen Miran, perché avrebbe voluto un taglio dei tassi da 25 punti base. Gli altri tre – Beth Hammack, Neel Kashkari, e Lorie K. Logan – perché all’opposto avrebbero voluto una linea più restrittiva, togliendo dal comunicato del Fomc il riferimento che lascia aperta la porta a ulteriori riduzioni dei tassi.









