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29 APRILE 2026

Ultimo aggiornamento: 19:33

Oggi è più che mai indiscutibile e come tale riemerge ad ogni crisi globale, eppure il concetto della transizione energetica come una delle leve strategiche più rilevanti anche in chiave economica non sembra proprio attecchire in Italia, stando all’audizione della Corte dei conti sul Documento di finanza pubblica 2026. I giudici contabili lo dicono chiaramente: “L’espansione delle fonti rinnovabili e delle soluzioni energetiche a basse emissioni rappresenta una strategia efficace e pienamente coerente con gli obiettivi di decarbonizzazione” eppure alla chiarezza degli obiettivi non corrisponde ancora una pari efficacia nell’attuazione. L’Italia, infatti, è in un sensibile ritardo rispetto ai principali partner europei.

Nel periodo 2019-2024, la nostra quota di energia da fonti rinnovabili è cresciuta di appena 1,2 punti percentuali, a fronte di incrementi molto più consistenti registrati in Spagna (+7,6), Francia (+6,1) e Germania (+5,2). Il ritardo è ancora più critico se letto alla luce del contesto internazionale dato che, come si legge nel documento, la dipendenza da fonti fossili estere rappresenti un fattore di vulnerabilità negli scenari – sempre più – instabili. Il punto è lo stesso che ripetono ciclicamente anche Giorgia Meloni e il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto Fratin: la diversificazione degli approvvigionamenti serve anche a ridurre le esposizioni interne. Eppure, le rinnovabili restano al palo. Il raggiungimento degli obiettivi di decarbonizzazione, spiega la Corte, “richiede un deciso impegno”