Fine editorialista, professionista di enorme valore professionale, conversatore affascinante, polemico ma aperto al contraddittorio. E caposcuola accademico di chirurgia generale. È lungo l’elenco delle virtù (difetti, come tutti ne aveva, ma in proporzione minima!) di Mario Luigi Santangelo a cui ieri il Pascale ha dedicato (titolando su targa) la sala riunioni dello stesso polo oncologico partenopeo.

Eh sì, è lungo, ma a Repubblica Napoli che centinaia di volte ha ospitato i suoi commenti, restano le argute riflessioni e i fili logici di un pensiero sempre coerente, pronto a contestare il collega medico o il politico della sua stessa parte, quella sinistra “ragionevole” che ha saputo rappresentare con intelligenza e arguzia.

L’uomo è stato geniale in ogni settore che lo ha visto protagonista, della medicina e istituzionale. Al primo sono andate tutte le sue energie per dare il via, insieme all’allievo e collega prematuramente scomparso Enrico Di Salvo, ai trapianti di rene e fegato nel sud. Non ci fu mai, a memoria di chi scrive, una situazione di emergenza al tavolo operatorio che Santangelo non abbia saputo affrontare brillantemente, riuscendo a trovare una soluzione tecnica laddove altri avrebbero alzato le mani. Mai che abbia detto: “ragazzi non c’è niente da fare” se non prima avere tentato l’impossibile, il più delle volte riuscendo a salvare il paziente. E poi la genialità in politica che lo ha visto, pur senza tessera di partito, attraversare i momenti più difficili della sanità campana, come assessore regionale per due volte, vicepresidente della Giunta e, negli ultimi anni, da direttore generale del Pascale. Tutti compiti a cui si è dedicato con zelo, senza il timore di opporsi a scelte altrui non condivisibili dalla logica stringente che ha caratterizzato l’uomo. Se n’è andato nel 2020 in pieno Covid. Adesso, il riconoscimento del Pascale si aggiunge agli altri due, del Consiglio regionale che tre anni fa gli intitolò una sala e del Policlinico Federico II che a lui ha intitolato il padiglione trapianti. Radici irpine ma nato a Napoli, ha formato decine di giovani chirurghi dopo essere stato primo allievo di Giuseppe Zannini.