In questi mesi di avvio di questo nuovo difficile anno sono sicuramente le imprese meridionali a trascinare il sistema industriale italiano fuori dalle secche in cui siamo finiti ormai da troppo tempo. La rilevazione trimestrale di Unioncamere lo attesta con chiarezza. È ripresa la iscrizione di nuove imprese al Registro delle Imprese delle Camere di Commercio, nonostante la pessima congiuntura nazionale, che continua a prospettarci crescite asfittiche ancora una volta schiacciate sullo zero e poco più di aumento del prodotto interno lordo.
Un segno di speranza per l’intero Paese, che parte dal Mezzogiorno, con saldi positivi di oltre mille e seicento nuove società, incentrate in particolare in Campania e in Sicilia, oltre che a Roma, mentre tanto nel Nord-Est, che nel Nord-Ovest – tranne Milano - le chiusure superano le nuove entrate. È rilevante del resto che queste nuove imprese siano principalmente società di capitale e non società di persone o imprese individuali, forme queste ultime entrambe in calo. In questa difficile fase infatti mostrano la corda proprio le piccole imprese familiari o personali, che hanno a lungo costituito l’asse portante di un’industria italiana essenzialmente trasformatrice di bassi volumi, anche se di alta qualità.






