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Nuova architettura anti-Shahed: integrazione tra mezzi navali autonomi e intercettori UAV per l’estensione della difesa aerea sul Mar Nero.
Nel quarto anno della guerra scatenata dall’operazione speciale russa del febbraio 2022, il conflitto in Ucraina si configura sempre più come un laboratorio di innovazione militare e adattamento strategico. In questo scenario, l’impiego estensivo di sistemi senza pilota ha ridefinito le dinamiche operative, imponendo nuove logiche di difesa e deterrenza. L’ultima evoluzione, rappresentata dall’integrazione tra piattaforme navali autonome e droni intercettori, segnala un cambiamento rilevante non solo sul piano tattico, ma anche nelle prospettive geopolitiche del conflitto.
Il teatro ucraino ha progressivamente abbandonato le fasi di guerra manovrata per approdare a una prolungata guerra di attrito, in cui la sostenibilità industriale e l’efficienza dei sistemi d’arma risultano decisive. In questo quadro, i velivoli a pilotaggio remoto hanno assunto un ruolo dominante. La Russia ha fatto ampio ricorso a UAV d’attacco di tipo Shahed, caratterizzati da costi contenuti, lunga autonomia operativa e capacità di saturare le difese avversarie.






