Avrebbero fatto parte di una gang resasi responsabile di gravi episodi di violenza e sopraffazione ai danni di persone vulnerabili. Per questo, i carabinieri di Gioia Tauro, in provincia di Reggio Calabria, hanno eseguito un'ordinanza di misure cautelari nei confronti di cinque giovani di età compresa tra i 20 e i 22 anni. Per tre di loro il gip ha disposto gli arresti domiciliari, mentre per gli altri due l'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Tra le accuse contestate figurano l'associazione per delinquere, il sequestro di persona, gli atti persecutori, la violazione di domicilio, la detenzione e la fabbricazione di armi e l'uccisione di animali. Nel corso dell'indagine a carico dei cinque soggetti sarebbe emersa una frase choc: "Se gli dai una coltellata questo video diventa virale". Vittime vulnerabili nel mirino della gang Il bersaglio dei cinque indagati erano persone fragili. Soggetti scelti appositamente perché incapaci di difendersi o di denunciare quanto subito alle autorità. Un piano, quello della gang, che avrebbe avuto l'obiettivo di ottenere visibilità digitale. "Un sistema di violenza metodica, dove la sofferenza altrui veniva trasformata in merce di scambio per la popolarità virtuale", si legge nell'ordinanza. Gli inquirenti avrebbero infatti rinvenuto diversi contenuti multimediali: video e immagini che documentano pestaggi, vessazioni e atti degradanti, spesso accompagnati da risate e incitamenti. L'irruzione in una casa fingendosi militari del N.A.S Tra i fatti più gravi contestati ai cinque c'è l'irruzione nella casa di una vittima sotto mentite spoglie. Gli indagati sarebbero infatti entrati all'interno dell'appartamento fingendosi militari del N.A.S e simulando un controllo. Avrebbero quindi immobilizzato il proprietario di casa ammanettandolo al letto, per poi picchiarlo e minacciarlo con una pistola puntata alla tempia, nonostante le sue disperate richieste di essere lasciato in pace. Pericolosità sociale Dalle indagini emergono, inoltre, profili di marcata pericolosità sociale: nelle chat e nei materiali acquisiti, gli indagati esibivano armi - fucili e pistole - e utilizzavano espressioni riconducibili a logiche di controllo del territorio. Documentati anche episodi di vandalismo ai danni del patrimonio pubblico. A completare il quadro c'è la totale assenza di empatia. In uno dei filmati sequestrati, il gruppo si accanisce con crudeltà su un animale.