La polemica attorno all'adozione di Nicole Minetti e l'eco che rimbalza dall'Italia divide gli uruguaiani, scossi tra un moto di indignazione e una buona dose di scetticismo.
"Non è possibile che qui da noi ricchi e famosi facciano quello che vogliono, infrangendo ogni regola", protesta un ragazzo che lavora al bar dell'aeroporto di Montevideo, commentando un servizio appena apparso in tv sulla vicenda.
Ma subito gli replica irritata una persona anziana, di origini italiane: "E' una brutta storia e bisogna assolutamente fare chiarezza. Ma sinora ho letto solo accuse e sospetti. Aspetto le prove, non siamo una Repubblica delle Banane, siamo un Paese serio", aggiunge con un moto di orgoglio.
Ed è proprio questo il punto più dolente: l'Uruguay è un Paese piccolo, il suo territorio è poco più della metà dell'Italia, abitato da circa 3 milioni di persone, ma molto orgoglioso della propria storia. E del proprio stato di diritto. Per cui non piace l'idea che all'estero si sospetti che qui basti essere ricco e famoso per adottare un bambino.
Detto questo le tv continuano a raccontare la vicenda soffermandosi soprattutto sull'identità della coppia al centro della storia, lei, bella, famosa, fedelissima di Berlusconi, già condannata. Lui ricchissimo e famoso e soprattutto protagonista della vita mondana e grade investitore immobiliare a Punta del Este, l'arcinota località turistica frequentata dal jet set internazionale.












