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La cacciata della Brigata Ebraica continua a far discutere. Il ministro ha condannato in maniera “netta” quanto accaduto a Milano ma per l’Anpi quelle bandiere non c’entravano

Quanto accaduto a Milano il 25 aprile continua a far discutere. La cacciata della Brigata Ebraica dal corteo per mano dei soliti antagonisti e pro Palestina ha messo l’Italia davanti alla certezza che, anche nel nostro Paese, esiste ed è radicato l’antisemitismo. Viene nascosto sotto la coltre dell’antisionismo ma nei fatti è sempre il solito odio. Sul caso è intervenuto anche il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, che ritiene “grave che non si parta dalla denuncia secca” dell'accaduto “ma si facciano manovre diversive” parlando per esempio della presenza delle bandiere di Israele.

Sono parole pronunciate in un dialogo con la senatrice a vita Liliana Segre al Memoriale della Shoah di Milano, durante il quale il ministro si è chiesto “perché non potevano portare ciò che era simbolo di una gloriosa partecipazione della Brigata ebraica alla lotta di Liberazione”. Anche prendersela con la Questura per l’ordine pubblico, ha aggiunto, è una manovra diversiva, secondo Piantedosi, che condanna in maniera “netta” quanto accaduto che “mi preoccupa molto. Dobbiamo fare mente locale su cosa si può fare”, anche in vista del prossimo anno. Il ministro ha anche voluto sottolineare che “tra gli odiatori e urlatori c'erano persone con i capelli bianchi, non c'era dunque l'attenuante o l'alibi di essere persone che possono nascondersi dietro la giovane età. Anche questo fa parte del fiume carsico”. Sono parole forti quelle del ministro, che si inseriscono in un quadro di polemica molto forte. Il ministro non punta il dito contro qualcuno in particolare ma contro il clima che si respira nel Paese e contro chi non solo non ha denunciato ma ha minimizzato l’accaduto.