L'odio contro Israele arriva fino alla cima del Gran Sasso. Il tutto con un itinerario, ribattezzato "Dal fiume al mare: dedicata a tutti i palestinesi che lottano contro i sionisti". Una camminta dal sapore antisemita, l'ultimo scandalo, l'ultimo tassello in un clima d'odio imperante.

La vicenda nasce sul Paretone del Corno Grande, dove Simone Calabrese, Eloisa Izzo e Lorenzo Trento hanno aperto una nuova via scegliendo un nome che richiama esplicitamente uno slogan tra i più controversi del conflitto mediorientale. Non si tratta, infatti, di una generica dedica alla popolazione di Gaza, ma di una formula che nel mondo ebraico viene interpretata come un auspicio di cancellazione dello Stato di Israele.

La scelta ha immediatamente diviso in due anche l’ambiente alpinistico. Il Club alpino accademico italiano ha espresso forti perplessità, ritenendo la denominazione troppo carica di significato politico e dunque divisiva. Di segno opposto la posizione del presidente generale del Cai, Antonio Montani, che ha difeso gli apritori parlando di una presa di posizione "inaccettabile" da parte del Caai.

Per Montani, attribuire un nome a una via è parte integrante della tradizione dell’alpinismo: "Una via rappresenta una componente essenziale della cultura e della tradizione alpinistica", ha affermato, mettendo in guardia da ogni tentativo di limitare la libertà degli scalatori.