Segui tutte le inchieste del Fatto Quotidiano

Ultimo aggiornamento: 17:42

Questo articolo è gratis.

Per leggerne altri, ricevere le newsletter e avere libero accesso ai contenuti scelti dalla redazione

Le famiglie più povere pagano il conto più alto del nuovo choc energetico causato dalla guerra in Iran scatenata da Usa e Israele. E non di poco: stando ai calcoli dell’Ufficio parlamentare di bilancio nello scenario peggiore, quello di una guerra in Medio Oriente prolungata che innesca rincari dell’energia, potrebbero ritrovarsi a subire un’inflazione fino al 4%. Contro il 3,1% che colpirebbe i nuclei più benestanti. Il messaggio al governo, che nei prossimi giorni dovrà decidere se rifinanziare il taglio generalizzato delle accise varato il 18 marzo e poi prorogato per un altro mese, è chiaro: contrastare la crisi con misure uguali per tutti non solo è costosissimo – finora si è speso oltre 1 miliardo – ma risulta anche iniquo, perché i più abbienti sono meno danneggiati dall’impatto dell’escalation e non hanno bisogno di sussidi per far fronte alle maggiori spese. Meglio allora concentrare le risorse su interventi mirati ai segmenti più esposti, ha spiegato la presidente dell’Upb, Lilia Cavallari, in audizione sul Documento di finanza pubblica.