Neanche l’ultimo disperato appello congiunto della filiera italiana è andato a buon fine. L’Europarlamento ha approvato definitivamente il regolamento sulle agevolazioni tariffarie per i paesi meno avanzati (il cosiddetto sistema di preferenze generalizzate) per i prossimi dieci anni lasciando invariata la clausola “fantasma” sull’import di riso.
La crescita vertiginosa degli arrivi esteri a costi bassissimi anche di prodotto già lavorato e confezionato potrà di fatto continuare indisturbata, con buona pace di un’eccellenza del Made in Italy agroindustriale. La clausola di salvaguardia contenuta nell’ampio sistema di concessioni pensato dall’Europa come sostegno alla crescita dei paesi più poveri, prevede il ripristino dei dazi solo nel caso di un aumento dell’import di oltre il 45% rispetto alla (già elevatissima) media degli ultimi dieci anni. Secondo i calcoli delle organizzazioni, oltre 562mila tonnellate annue a dazio zero contro un quantitativo ritenuto sostenibile di 200mila.
A niente è servito il tentativo di un emendamento in extremis presentato dall’europarlamentare Carlo Fidanza (e sostenuto da una lunga lista di deputati) di ridurre almeno al 20% l’aumento della soglia oltre la quale far scattare la protezione del mercato europeo. Un blitz che ha rischiato di far saltare l’intero dossier Spg, che si trascina da anni con un esito purtroppo fortemente negativo per il settore del riso: troppo pochi i paesi produttori (otto, l’Italia da sola vale oltre il 50%) per smuovere la sensibilità europea sul tema.









