BELLUNO - La vicenda della studentessa quindicenne residente nel Bellunese, vittima di reiterate violenze fisiche e psicologiche in ambito familiare, ha scavalcato i confini della nostra provincia provocando uno sdegnato intervento ufficiale del "Coordinamento nazionale docenti della disciplina dei Diritti Umani" che ha espresso «profonda preoccupazione per il grave episodio» sottolineando sia l'opportunità che la scuola ha costituito per la ragazza, ma anche i limiti con cui la stessa istituzione si è mossa, osservando che essa non può essere lasciata sola nella gestione di casi come questi. Riemersa in questi giorni in concomitanza con le fasi del procedimento in corso, la vicenda risale agli anni 2022 e 2023.
Nella presa di posizione del Coordinamento si legge: «La ricostruzione degli eventi restituisce un quadro particolarmente grave e articolato, caratterizzato da una progressiva escalation di isolamento, controllo e aggressività. In quel periodo la giovane sarebbe stata privata della possibilità di comunicare con l'esterno, con il telefono sottratto e le uscite rigidamente limitate, fino a configurare una condizione di sostanziale segregazione domestica. Le violenze fisiche, reiterate nel tempo, sarebbero state accompagnate da umiliazioni e offese. Tra gli episodi più gravi, si segnalano percosse con il manico di una scopa che avrebbero provocato alla ragazza la frattura del setto nasale».






