Lo stabilimento di Taranto di Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria, ex Ilva, schiva il rischio di doversi fermare dal 13 maggio a seguito dell’ordinanza del sindaco di Taranto, Piero Bitetti, che aveva imposto entro 30 giorni la fermata della centrale termoelettrica che alimenta la fabbrica lavorando i gas di altoforno. Il Tar di Lecce - così come chiesto dagli avvocati dell’azienda - ha infatti sospeso il provvedimento del sindaco. «Le questioni proposte necessitano di adeguato approfondimento in sede collegiale», mentre nel frattempo «appare opportuno salvaguardare lo stato di fatto ad oggi esistente anche al fine di consentire di pervenire alla fase decisoria», scrive il presidente del Tar di Lecce, Antonio Pasca. Il Tribunale amministrativo ha quindi disposto «la trattazione collegiale in camera di consiglio il 19 maggio 2026».

L’azienda aveva evidenziato la prospettiva di contraccolpi

Il sindaco, nell’ordinanza dei giorni scorsi, aveva motivato l’alt alla centrale con il fatto che AdI Energia è ancora «inadempiente in merito alla presentazione del piano di riduzione per il rischio non cancerogeno relativamente ai parametri emissivi di arsenico, cobalto, nichel». «È un pessimo segnale per chiunque voglia rilanciare lo stabilimento - aveva commentato Adolfo Urso, ministro delle Imprese -. Speriamo che questa decisione non comprometta la continuità produttiva dello stabilimento».