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Progetto per guadagnare da Hormuz senza dazi, ma con tariffe su servizi alle navi. Sospeso il resto del dossier

La stretta di mano tra Abbas Araghchi e Vladimir Putin segna molto più di un incontro diplomatico: è il tentativo di ridefinire gli equilibri energetici e militari del pianeta. Da Teheran, la linea è ormai chiara. Lo Stretto di Hormuz, attraverso cui transita circa un quinto del petrolio mondiale, è diventato il fulcro di una strategia che intreccia pressione militare, innovazione giuridica e diplomazia multilaterale. In questo schema, la Russia rappresenta il principale partner politico, ma con Teheran vogliono parlare anche Emmanuel Macron e Keir Starmer. Araghchi, durante il colloquio di due ore con Putin a San Pietroburgo, ha evidenziato "una partnership strategica di altissimo livello", destinata a rafforzarsi. Poi ha punzecchiato Trump smontando l'auto-narrazione del tycoon come "vincitore", sostenendo che Washington non avrebbe raggiunto alcun obiettivo. "Per questo si trova a chiedere un dialogo, ha fatto fallire i precedenti colloqui". Dal Cremlino, Putin si propone come garante di una soluzione "che risponda agli interessi di tutti i popoli della regione". Tradotto: la Russia è pronta a legittimare una nuova architettura di controllo dello Stretto disegnata dall'Iran.