Segui tutte le inchieste del Fatto Quotidiano

28 APRILE 2026

Ultimo aggiornamento: 11:59

Il processo di validazione dei conti pubblici “segue modalità e tempistiche dettate dai regolamenti europei” e le eventuali revisioni “riflettono il naturale processo di affinamento delle stime”. A pochi giorni dalla (sterile) polemica politica sul deficit e il mancato rientro sotto la soglia del 3% rispetto al pil, l’Istituto Nazionale di Statistica mette in fila metodo e numeri rispondendo alle critiche della premier Giorgia Meloni. Che la settimana scorsa, dopo l‘ufficializzazione del dato che lascia l’Italia in procedura di infrazione, su X aveva messo nel mirino il modus operandi dell’Istat scrivendo che “per centrare l’obiettivo (di scendere sotto il 3% ndr) sarebbero stati sufficienti appena 20 miliardi di Pil in più rispetto ai 2.258 miliardi di Pil per il 2025 al momento stimati dall’Istat” e “da molti anni ormai, i primi dati Istat sottostimano il Pil effettivo, per poi rivederlo al rialzo. Con buona probabilità, questo accadrà anche per il 2025, rivelandosi una beffa per l’Italia e per gli italiani”.

In audizione sul Documento di finanza pubblica davanti alle commissioni Bilancio di Camera e Senato, il presidente Francesco Maria Chelli ha chiarito che l’istituto non fa che rispettare gli standard in vigore a livello europeo e coordina “fonti informative” che comprendono anche il ministero dell’Economia. La verifica dei conti avviene con cadenza semestrale – entro il 1° aprile e il 1° ottobre – “sotto il coordinamento tecnico di Eurostat”. L’Istat, “pur mantenendo un ruolo autonomo e indipendente come responsabile ultimo della qualità dei dati prodotti, svolge anche una funzione di coordinamento e di sintesi tra le diverse istituzioni nazionali coinvolte, a vario titolo, nella produzione dei dati di finanza pubblica (come la Banca d’Italia e il Ministero dell’Economia e delle Finanze – MEF), assicurando la coerenza tra le varie fonti informative nazionali”.