Le motivazioni vengono depositate in cancelleria dal giudice di Salerno Giovanni Rossi proprio mentre, nell’aula magna del Palazzo di Giustizia, prende possesso dell’incarico il nuovo procuratore Raffaele Cantone. È una coincidenza, perché proprio ieri scadeva il termine di 30 giorni dalla lettura del dispositivo della sentenza che ha prosciolto in udienza preliminare il colonnello dei carabinieri Fabio Cagnazzo dall’accusa di concorso nell’omicidio del sindaco pescatore di Pollica Acciaroli Angelo Vassallo, ucciso il 5 settembre 2010.
Fatto sta che adesso queste 31 pagine sono sul tavolo dell’esperto magistrato, già pm anticamorra, presidente dell’Anticorruzione e procuratore a Perugia. Ora l’ufficio diretto da Cantone dovrà decidere se proporre o meno ricorso in appello contro il verdetto che accoglie l’impostazione della difesa, rappresentata dagli avvocati Ilaria Criscuolo e Agostino De Caro.
Per il giudice Rossi «vi è più di un ragionevole dubbio sull’effettiva compartecipazione, anche solo morale, di Cagnazzo nella realizzazione del delitto di omicidio e in quello di associazione per delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti». Durante le indagini non sono emersi «elementi indiziari oppure probatori» idonei, in vista di un processo, «a dimostrare l’effettivo coinvolgimento» dell’ufficiale dell’Arma «nell’organizzazione e nella preparazione dell’omicidio Vassallo», né a sostenere, come invece ipotizzato dall’accusa, «l’esistenza di un accordo preventivo di depistaggio con gli esecutori materiali (peraltro non ancora identificati n.d.r.) e gli organizzatori dell’omicidio».






