Segui tutte le inchieste del Fatto Quotidiano

28 APRILE 2026

Ultimo aggiornamento: 9:55

Dopo il Tribunale Locri, anche la Corte d’Appello di Reggio Calabria ha dichiarato la decadenza di Mimmo Lucano da sindaco di Riace a causa della legge Severino. La normativa è scattata dopo la condanna per falso a 18 mesi, con pena sospesa, che la Cassazione nel febbraio 2025 ha reso definitiva chiudendo il processo “Xenia”, nato da un’inchiesta sulla gestione dei progetti di accoglienza a Riace. Un’indagine che ha travolto Lucano nel 2018, quando è stato arrestato, e per la quale ha rischiato una condanna a 13 anni e 2 mesi, inflitta in primo grado per associazione a delinquere, truffa, falso e peculato. In appello quella condanna è stata ribaltata e Lucano è stato assolto da quasi tutti i reati. Tutti tranne un falso, relativo a una delle 57 delibere che gli erano state addebitate. Essendo nel frattempo diventato di nuovo sindaco di Riace, nel giugno 2024, la conferma della Suprema Corte ha aperto la strada al ricorso della Prefettura di Reggio Calabria a cui il Tribunale di Locri ha dato ragione nel luglio 2025.

Dopo la prima sentenza emessa, Lucano era rimasto in carica in attesa che si esprimesse anche la Corte d’Appello la cui decisione adesso è esecutiva. I legali del sindaco ed europarlamentare di Avs, gli avvocati Andrea Daqua e Giuliano Saitta, hanno già annunciato ricorso per Cassazione che li legittima a una richiesta di sospensiva. Nel corso del procedimento civile, i legali avevano contestato l’applicazione della Severino al caso Lucano nei confronti del quale il giudice penale non aveva disposto l’interdizione dai pubblici uffici escludendo, a loro parere, che il reato sia stato commesso con abuso di potere o con violazione dei doveri inerenti alle funzioni. Una tesi che non ha trovato il conforto della Corte d’Appello di Reggio Calabria secondo cui, invece, “l’abuso dei poteri è pacificamente rinvenibile in tutte le ipotesi di uso distorto/deviato della pubblica funzione/pubblico sevizio rispetto ai fini istituzionali”. Ed è per questo che – si legge nella sentenza – “il giudizio di accertamento della penale responsabilità” di Lucano “e quello, successivo ad esso, di valutazione della sua incandidabilità o decadenza, operano su piani diversi, come diverse sono le finalità dei provvedimenti conclusivi dei due giudizi”.