Ieri mattina qui nella nostra sede di piazza Piccapietra a Genova è stato inaugurato l’archivio storico del Secolo XIX. Chi legge potrebbe dire: ma come, avete centoquarant’anni e prima di ieri non avevate un archivio? E no, non l’avevamo. O meglio: l’avevamo, ma era abbandonato in un capannone, e chissà fino a quando le raccolte dei giornali avrebbero resistito all’umidità, alla polvere, all’incuria. Tempo qualche anno e le copie più vecchie si sarebbero sbriciolate. E con le copie sarebbero andate in malora anche le celeberrime “buste” in cui per decenni scrupolosi archivisti hanno catalogato ritagli di giornale e fotografie, dividendoli per argomento e per personaggio. Una volta ci si documentava così. Molti editori quelle buste e perfino le vecchie raccolte le hanno mandate al macero. «Perché occupavano troppo spazio ed era costosa la manutenzione», è stata la motivazione ufficiale. Perché non sanno che cosa significhi fare gli editori, è invece la verità. Dobbiamo quindi ringraziare il nuovo editore del Secolo per aver salvato l’archivio. Ora i vecchi giornali storici sono qui in piazza Piccapietra, accanto ai locali della redazione. Per il momento solo quelli più importanti, ma progressivamente verranno resi disponibili tutti i volumi e anche le vecchie buste con i ritagli e le fotografie. E tutto sarà digitalizzato, e fruibile anche a distanza da studiosi e semplici appassionati. Già ora, comunque, la visita all’archivio (aperta a tutti: basta prenotarsi) è davvero suggestiva. Il naufragio del Titanic, la prima guerra mondiale, l’ascesa e la caduta di Mussolini, la nascita della Repubblica, la Costituzione, l’assassinio di Kennedy, l’uomo sulla Luna... C’è tutto. Ci sono i nostri nonni. Ci siamo noi. Il mio grazie particolare va a Barbara Grosso, direttrice della Fondazione Il Secolo XIX. È lei che ha reso possibile tutto questo. Ha anche fatto mettere - all’ingresso, sulle scale, in redazione - molti pannelli con vecchie fotografie dei giornalisti e dei tipografi del Secolo al lavoro. Donne e uomini, persone. Di questo è fatto un giornale, di questo è fatta la storia. Quei pannelli non sono un dettaglio. Barbara, facendoli affiggere, ha dimostrato di aver capito che i giornali hanno un’anima.
Il Secolo XIX, storia e anima di un giornale e di un popolo
Ieri mattina qui nella nostra sede di piazza Piccapietra a Genova è stato inaugurato l’archivio storico del Secolo XIX. Chi legge potrebbe dire: ma come, avete centoquarant’anni e prima di ieri non avevate un archivio? E no, non l’avevamo. O meglio: l’avevamo, ma era abbandonato in un capannone, e chissà fino a quando le raccolte dei giornali avrebbero resistito all’umidità, alla polvere, all’incuria. Tempo qualche anno e le copie più vecchie si sarebbero sbriciolate. E con le copie sarebbero andate in malora anche le celeberrime “buste” in cui per decenni scrupolosi archivisti hanno catalogato ritagli di giornale e fotografie, dividendoli per argomento e per personaggio. Una volta ci si documentava così. Molti editori quelle buste e perfino le vecchie raccolte le hanno mandate al macero. «Perché occupavano troppo spazio ed era costosa la manutenzione», è stata la motivazione ufficiale. Perché non sanno che cosa significhi fare gli editori, è invece la verità. Dobbiamo quindi ringraziare il nuovo editore del Secolo per aver salvato l’archivio. Ora i vecchi giornali storici sono qui in piazza Piccapietra, accanto ai locali della redazione. Per il momento solo quelli più importanti, ma progressivamente verranno resi disponibili tutti i volumi e anche le vecchie buste con i ritagli e le fotografie. E tutto sarà digitalizzato, e fruibile anche a distanza da studiosi e semplici appassionati. Già ora, comunque, la visita all’archivio (aperta a tutti: basta prenotarsi) è davvero suggestiva. Il naufragio del Titanic, la prima guerra mondiale, l’ascesa e la caduta di Mussolini, la nascita della Repubblica, la Costituzione, l’assassinio di Kennedy, l’uomo sulla Luna... C’è tutto. Ci sono i nostri nonni. Ci siamo noi. Il mio grazie particolare va a Barbara Grosso, direttrice della Fondazione Il Secolo XIX. È lei che ha reso possibile tutto questo. Ha anche fatto mettere - all’ingresso, sulle scale, in redazione - molti pannelli con vecchie fotografie dei giornalisti e dei tipografi del Secolo al lavoro. Donne e uomini, persone. Di questo è fatto un giornale, di questo è fatta la storia. Quei pannelli non sono un dettaglio. Barbara, facendoli affiggere, ha dimostrato di aver capito che i giornali hanno un’anima.







