L’ufficio complicazioni della nostra Repubblica è sempre aperto, l’ultimo caso è eccezionale nell’ipotesi, vedremo se lo sarà anche nelle conclusioni: in sostanza, la grazia concessa dal Presidente Sergio Mattarella a Nicole Minetti sarebbe viziata da un problema a monte, cioè la falsità dei fatti sui quali si è basata la richiesta di clemenza. Bisogna dire subito che la grazia è un potere esclusivo del Presidente della Repubblica (esistono in realtà diversi pareri dei giuristi - ieri Stefano Ceccanti sollevava dubbi che furono anche di Nicolò Zanon - ma una sentenza della Corte Costituzionale nel 2006 ha chiuso la partita in maniera quasi tombale), ma il Quirinale non è titolare materiale dell’istruttoria che la precede, non manda certo i corazzieri a fare le indagini, questo compito spetta alla magistratura e, non a caso, la grazia è proposta e viene controfirmata dal Guardasigilli che in questo caso è il ministro Carlo Nordio. Il Quirinale dopo la pubblicazione sul Fatto Quotidiano di una serie di articoli, ha chiesto al ministro Nordio di accertare i fatti, quest’ultimo ha inoltrato la richiesta alla Procura generale della Corte di Appello di Milano che aveva dato parere favorevole (non vincolante) alla richiesta della Minetti. A questo punto, non resta che attendere. Per il bene delle istituzioni, ci auguriamo che tutto si risolva in una bolla di sapone, perché in caso contrario saremmo di fronte a un fatto imbarazzante per i massimi vertici delle istituzioni.