Ci sono due partite aperte, fra Israele e Libano: una è politica, l’altra di sicurezza. Il premier Benjamin Netanyahu ha fatto riferimento a entrambe in un incontro con lo Stato Maggiore: «Quello che mi aspetto da voi – ha detto a proposito dell’aspetto militare – è che risolviate la minaccia dei missili e quella dei droni» provenienti dal Libano, da Hezbollah. «Sul piano diplomatico – ha aggiunto Netanyahu – credo che saremo in grado di trovare una soluzione se risolveremo la sicurezza».
L’esercito, che ha ricevuto dal premier e dal ministro della Difesa Israel Katz il mandato di rispondere «con forza» a ogni violazione del cessate il fuoco, a ogni attacco o minaccia contro le truppe e le comunità israeliane, ha intensificato i bombardamenti e ha condotto una serie di raid aerei contro le infrastrutture di Hezbollah nella valle della Beqaa e in diverse aree del Libano meridionale. Sono state 14, secondo il ministero della Salute libanese, le vittime (tra cui due donne e due bambini) degli attacchi israeliani nel giorno che ha registrato il maggior numero di morti da quando, a metà aprile, è stato annunciato da Donald Trump il cessate il fuoco su quel fronte. Il giorno precedente, domenica, un attacco di droni sferrato dal Partito (armato) di Dio aveva ucciso un soldato israeliano.











