C'è un granchio blu che divide. Non per quello che è, ma per quello che si decide di farne. Risorsa o scarto, opportunità o problema: è su questo crinale che si muove la lettera aperta firmata da Granchio blu Delta, Artusi Pastificio italiano, Eccellenze venete, Cultura & cucina, Festival della Cucina veneta e Festival della Cucina sostenibile, indirizzata al ministro Francesco Lollobrigida, al commissario Enrico Caterino, al presidente del Veneto Alberto Stefani e all'assessore regionale Dario Bond.

Al centro c'è una richiesta netta: scegliere una direzione. Le imprese chiedono che il granchio blu venga riconosciuto per ciò che può diventare, ovvero un prodotto alimentare capace di generare valore economico e occupazionale lungo tutta la filiera. «Come aziende italiane e venete chiediamo che questa materia prima venga valorizzata in modo corretto, con una strategia chiara e una comunicazione corretta che lo identifichi come prodotto alimentare e risorsa economica per il territorio, la pesca e la trasformazione».

Granchio blu, ora ci si convive: è un componente stabile del sistema produttivo con effetti evidenti sull'economia della pesca. L'analisi

Il primo nodo è quello della comunicazione. Per i firmatari è proprio il racconto del prodotto ad averne compromesso la percezione, spingendolo verso una dimensione marginale. «Ancor oggi si persevera purtroppo su questa strada promuovendone l'utilizzo come pet food o fertilizzante: questo tipo di comunicazione crea ulteriore confusione nel consumatore e contribuisce a trasformare una materia prima alimentare in un prodotto percepito come di scarso valore commerciale, rendendolo di fatto invendibile sul mercato alimentare nazionale in larga scala». Le imprese chiedono una strategia economica chiara. Non un intervento emergenziale, ma una visione strutturata. «Serve assolutamente una linea chiara così come proposta agli albori dell'invasione del granchio blu dallo stesso ministro Lollobrigida. O è una risorsa alimentare su cui costruire una filiera economica, o è una scusa per generare politiche assistenzialiste che non onorano il nostro Paese e non producono alcuna ricaduta sui territori costieri e lagunari coinvolti».