Dai primi di luglio, il ghiro inizia a prendere di mira i noccioleti, soprattutto quelli vicino ai boschi, ed è goloso dei frutti ancora verdi, perché più morbidi.
Negli ultimi anni sono state prese in esame diverse ipotesi per tenere lontani questi animali dai terreni agricoli, come l’utilizzo di esche sterilizzanti, trappole per la cattura e repellenti efficaci, ma compatibili con l’ambiente. La Provincia di Cuneo aveva addirittura affidato uno studio al Centro Ricerche e Gestione della fauna selvatica di Sampeyre per monitorare la presenza di ghiri in Alta Langa, «culla di produzione» della Tonda gentile, e valutarne i danni. L’animale appartiene ad una specie protetta e non ha predatori e per questi motivi è difficile contenere la sua proliferazione. Le nocciole che vengono attaccate da questo mammifero sono inutilizzabili, il tutto in un periodo, quello che stiamo vivendo, in cui il mercato è particolarmente fragile.
Per contrastare il problema, nei primi anni 2000 a Niella Belbo, fu creato il «comitato per la tutela dei prodotti agricoli, in parte distrutti da animali selvatici fuori controllo» che aveva dimostrato anche danni causati dai ghiri ai mezzi agricoli in sosta a cui sono stati rosicchiati gli impianti elettrici e ai sottotetti delle case vicino alle coltivazioni.









