«Non possiamo assuefarci a questi episodi». Luca Zaia, ex governatore del Veneto, oggi presidente del consiglio regionale, leghista, è uno che il suo territorio lo conosce meglio di chiunque. Ne è appena stata denunciata un’altra, l’ennesima rapina in una villa del nord-est, ai danni di un imprenditore (questa volta è toccato a Ivo Bassani), minacciato assieme alla moglie, di notte, col buio, con la paura di una pistola puntata addosso, per qualche centinaia di euro, una manciata di gioielli, pochi oggetti di valore che, di certo, non valgono il trambusto di uno shock del genere. «Se continuiamo di questo passo», spiega Zaia, «finisce che fatti così non faranno neanche più notizia, invece sono delle vere e proprie tragedie perché, oltre al danno patrimoniale, sono fatte con violenza e con una totale violazione della privacy. Adesso basta, dobbiamo indignarci e cominciare ad alzare la voce».
Prendi quella villetta giallo acceso dei Bassani, a Feltre, nel Bellunese. Una notte mite di fine aprile, subito dopo le 21 quando ha appena iniziato a scurirsi. Mettici una banda di criminali probabilmente dell’est Europa: veloci, determinati, organizzati. Che prima prendono i proprietari di sorpresa, li tengono sotto tiro con un’arma da fuoco. Poi li immobilizzano legandoli e, alla fine, li rinchiudono nel bagno in modo che non possano dare fastidio. Sì, d’accordo, è andata meglio che in altre occasioni (del bailamme se ne sono accorti i vicini che hanno chiamato le forze dell’ordine, ma quando gli agenti di polizia sono intervenuti dei ladri non c’era più traccia e i coniugi Bassani erano ancora imbavagliati e terrorizzati): però cosa sta succedendo? Perché nella provincia veneta operosa, abituata al lavoro duro, concreta, fatta di gente che non ha paura a rimboccarsi le maniche, vicende simili si stanno moltiplicando?






