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L'energia che ci ha richiesto è al centro dell'evoluzione in termini biologici e sociali
Dobbiamo risalire a un tempo molto, molto lontano, per individuare l'inizio della storia. Tra dieci e sette milioni di anni fa, fra i primati che popolano il continente africano, una qualche mutazione fa sì che si separino due linee evolutive destinate a esiti assai diversi: una porta agli scimpanzé, l'altra conduce all'uomo. I fossili più antichi di ominini risalgono proprio a sette milioni di anni fa e sono stati scoperti in Ciad. Questi nostri antenati hanno nomi complicati: Sahelanthropus, Orrorin, Ardipithecus. Il loro cervello ha un volume medio fra i 300 e i 370 centimetri cubi - quello attuale di un essere umano è di 1.350 - il che non li differenzia granché dalle grandi scimmie, e nemmeno molto dal successivo Australopithecus, perlomeno dalle specie più antiche. Eppure, già nelle specie più "giovani" di Australopithecus, il cervello è, in media, il trenta per cento più grande rispetto a quello degli scimpanzé. Il risultato è che le prime specie Homo hanno un volume encefalico fra 500 e 900 centimetri cubi. Nel frattempo questi ominini hanno cominciato a produrre qualche utensile e a nutrirsi sempre più spesso di animali: la scimmia è diventata carnivora e nulla, da allora, sarà più lo stesso sotto il Sole.






