UniCredit a spron battuto sulle Generali. Dal 6,68% detenuto in precedenza si è portata all’8,72% e in poche ore avrebbe arrotondato ulteriormente superando, come da indiscrezioni di stampa, il 9% con il mercato che, tra effetto buy back (Trieste ha in programma un piano di acquisto di azioni proprie da 500 milioni con successivo annullamento dei titoli) e possibili nuovi acquisti, vede l’istituto proiettato verso il 10%, soglia oltre la quale sarebbe necessario chiedere l’autorizzazione dell’Ivass.

Da Piazza Gae Aulenti arriva un secco no comment ma ambienti finanziari fanno capire che l’ipotesi di un’ascesa dell’istituto nel capitale di Trieste risponderebbe a logiche precise. Da un lato tutelare l’investimento dal punto di vista finanziario e dall’altro, e questa sarebbe la ragione principale, sul fronte del business. Da qualche tempo sarebbero in corso colloqui tra il ceo della banca, Andrea Orcel, e quello di Trieste, Philippe Donnet, per ampliare la collaborazione nei Paesi dell’Est sottoscritta nel 2017 e per ora limitata alla distribuzione di prodotti specifici e quindi per un giro d’affari assai contenuto. Alla base dunque del rafforzamento ci sarebbe l’intenzione di stringere una partnership di più ampio respiro in quelle aree dove peraltro Trieste è particolarmente forte, magari anche contemplando un’intesa nell’asset management, dove Generali, dopo aver archiviato il tentativo di accordo con Natixis, è ancora a caccia di nuove opzioni di crescita. Quel che accadrà poi è tutto da definire, anche perché finché non è chiusa la partita su Commerzbank per UniCredit è difficile stimare budget di spesa rotondi che possano tracciare percorsi di sviluppo in Italia o in altri Paesi.