CONEGLIANO (TREVISO) - Nell’antico brolo dei frati domenicani, lungo il Monticano che attraversa il centro di Conegliano, scorrono i fotogrammi di un documentario che incrocia sport, lealtà e integrazione. A girarlo in questo fine settimana è Sophie Chiarello, italofrancese appassionata di racconti collettivi dai numeri variabili: 3 come Aldo, Giovanni e Giacomo (sono suoi “Un filo intorno al mondo”, “Ci vuole un gran fisico” e “Attitudini: nessuna” che ha conseguito il Nastro d’Argento); 20 come gli alunni della classe di Roma ripresi nell’arco dei cinque anni delle elementari (“Il cerchio” ha ottenuto il David di Donatello); ed ora 200 come i giocatori e i volontari di un’associazione sportiva dilettantistica che è diventata un caso nel panorama calcistico del Veneto.

«Penso che alla fine il nostro cortometraggio si intitolerà proprio “Dinamis”, semplicemente con il nome di questa realtà coraggiosa ed energizzante», confida la regista, a bordo del campetto parrocchiale dove c’è più terra che erba, motivo per cui la sua opera servirà anche a sensibilizzare i potenziali finanziatori di un nuovo impianto.

Spiega il presidente Giancarlo Barizza: «Non abbiamo sponsor, viviamo solo grazie alle donazioni, che ci conquistiamo con il fair play. Abbiamo vinto una sfilza di Coppe Disciplina: una con i Giovanissimi, tre con gli Allievi, quattro con la prima squadra e questa domenica forse arriviamo alla quinta, visto che siamo in vantaggio sul Resana per 1,70 punti. Siamo stati ripescati dalla Terza alla Seconda categoria appunto per meriti sportivi». Per dire: tre settimane fa, nello scontro-salvezza con il Giavera, a 5 minuti dalla fine sul risultato di 2-2 un giocatore avversario è rimasto a terra in area ma l’arbitro non ha fischiato il fallo, sicché l’azione è proseguita e la Dinamis ha segnato il gol del vantaggio, tuttavia dalla panchina di casa è arrivato l’ordine di lasciar pareggiare gli ospiti. Ad impartirlo è stato mister Giuseppe Ton, già vice-allenatore di club come Atalanta e Salernitana, uno di quelli che pensano a formare uomini prima che calciatori.