E’una grande rivincita della cultura popolare sulla cultura d’élite e ha per teatro la città di Filadelfia (Stati Uniti). Dopo decenni di resistenza e di boicottaggio, il Philadelphia Museum of Art si è arreso e ha deciso di accogliere al suo interno una statua di Rocky Balboa, il pugile interpretato al cinema da Sylvester Stallone. La statua in bronzo, con Rocky che alza le braccia in segno di vittoria, per lunghissimo tempo è stata fuori dal Museo, snobbata e osteggiata dal Museo stesso, nonostante il fatto che attirasse più visitatore delle opere d’arte all’interno (o forse è stata osteggiata proprio per questo motivo). Ora l’istituzione ha deciso di far sua la strategia che dice “se non puoi batterli alleati a loro”. Una mostra ad hoc, intitolate “Rising Up: Rocky and the Making of Monuments”, accoglie all’interno del Museo la statua di Rocky Balboa, reinterpretandola sia come icona della cultura pop contemporanea sia come simbolo di una tradizione pugilistica millenaria, che risale agli antichi Greci e Romani.
Un boicottaggio durato decenni
Per decenni il Museo ha cercato di rimuovere il monumento, che però è diventato meta di pellegrinaggio e ha attratto milioni di visitatori ogni anno. La mostra è temporanea, ma quando finirà, la statua a Rocky troverà una collocazione definitiva in cima alla scalinata d’ingresso del Museo, e non alla sua base, come è stato per decenni. Il terreno che finora ha ospitato la statua appartiene al Comune di Filadelfia, non al Museo, che perciò non ha mai potuto eliminarla. Pare che i visitatori siano in media 4 milioni all’anno, cioè più di quelli della “Liberty Bell”, che è il monumento più prestigioso di Filadelfia.











