Vedrai, ti aiuterà a custodire la Liguria
Marco Buticchi
Genova – Il tempo fugge, pronipote caro. E noi, in questo spicchio di esistenza, cerchiamo di lasciare qualche cosa di concreto perché il nostro rapido passaggio non sia incolore. Io non ho lasciato molto a parte voi, la mia progenie, e un mare di parole. Sai, le parole non sono poca cosa. Dicono siano capaci di ferire più di una lama, curare meglio di una medicina, insegnare come un ottimo maestro. E così, tra cento quaranta anni, magari rovistando in un vecchio archivio di giornali, troverai questa mia e penserai a ciò che il tuo avo ha voluto lasciarti. Cento quaranta anni sembrano tanti, ma volano in un attimo. Pensa che, mentre ti scrivo, proprio Il Secolo XIX, il quotidiano ligure con cui collaboro da sempre, ne compie 140. Nasceva infatti il 25 aprile del 1886. Il fatto che fosse San Marco, il giorno del mio onomastico, avrebbe dovuto dirla lunga sulla mia ininterrotta collaborazione.
Ricordo che ero un giovane neolaureato quando scrissi il primo articolo. Credo parlasse di Lerici. Sì, perché quello che mi spingeva allora e ancora oggi mi spinge a scrivere su quel giornale è l’amore che provo per questa virgola di terra, la Liguria, appoggiata sul mare. Così, da allora, ho scritto di ogni argomento, dalle guerre allo sport, dai libri alle auto, alle pandemie, agli amici che se ne erano andati.






