Nell’inferno di commi e leggi in continuo cambiamento e in cui la riforma fiscale ha promesso di portare una maggiore certezza del diritto, c’è chi trova il suo angolo di paradiso. Nessuno lo direbbe mai ma l’Italia si conferma un angolo in cui c’è chi può lucrare il proprio vantaggio tributario: una comunità di 52.200 contribuenti, che hanno sfruttato le diverse agevolazioni esistenti secondo i dati delle dichiarazioni dei redditi presentate nel 2025 (anno d’imposta 2024) diffusi dal dipartimento delle Finanze. Un trattamento di favore riservato da diverse disposizioni che si sono stratificate negli anni. Disposizioni che guardano a chi dall’estero si trasferisce in Italia e soprattutto a chi ha patrimoni rilevanti e quindi una maggiore capacità di spesa. Naturalmente va anche ricordato lo sforzo compiuto per ridurre la pressione fiscale ai contribuenti italiani prima con la riduzione da quattro a tre aliquote (in vigore dall’anno d’imposta 2024), il nuovo assetto del taglio al cuneo fiscale per i lavoratori dipendenti e da ultimo con la riduzione della seconda aliquota dal 35% al 33% in vigore dallo scorso 1° gennaio.
Impatriati
Eppure i regimi di attrazione dall’estero hanno suscitato un dibattito e un interesse tra gli addetti ai lavori quasi superiore ai ritocchi all’Irpef per la generalità dei quasi 43 milioni dei contribuenti italiani. Sono principalmente due le agevolazioni, con requisiti e con un perimetro oggettivo differenziato, a catalizzare le attenzioni e a macinare numeri nelle adesioni. Da un lato, ci sono gli impatriati che rappresentano circa l’86% della comunità dei beneficiati e che hanno raggiunto quasi quota 45mila adesioni. L’impatto è articolato tra le modifiche che hanno toccato il regime, che consente a chi possiede i criteri richiesti di entrare o rientrare in Italia e di avere una sostanziosa detassazione del reddito prodotto nel nostro Paese.







