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Nelle carte della Procura di Napoli tra perquisizioni e intercettazioni: ecco il piano della disobbedienza organizzata che conta anche sul Nuovo Partito Comunista
Il mondo antagonista è finalmente sotto la lente d'ingrandimento grazie al filone investigativo portato avanti dalla Procura di Napoli. Si tratta di un'inchiesta arrivata alla vigilia del 25 aprile, ricorrenza storica per questo Paese, che le frange del radicalismo rosso stanno cercando di sottrarre alla sinistra dell'Anpi e del Pd. Benché la sinistra istituzionale stia tentando da tempo di avvicinare l'area radicale, considerata un bacino di voti, da quella parte c'è sempre stata molta diffidenza. La stessa nascita dei Carc, prima, e del (nuovo) Partito Comunista, dopo, è una risposta di rottura al PCI degli anni Ottanta, che, a loro dire, sarebbe stato corresponsabile della disgregazione della lotta di classe, figlia del «pentitismo», come lo definiscono nella loro «biografia», che ha portato «in carcere centinaia di militanti delle BR e di altre organizzazioni combattenti e di compagni che avevano solidarizzato o collaborato con loro». E le Br, come si è visto, tornano nell'indagine di Napoli come ipotesi investigativa. Oggi, si legge nel documento dei Carc, le due fazioni si muovono nello stesso solco ma su piani diversi, perché il (n)PCI (il nuovo partito comunista italiano) si è assunto la responsabilità di attuare la strategia mentre i Carc di sviluppare la tattica. Qual è questa tattica? Destabilizzare il Paese con le manifestazioni, attivare le masse per rendere l'Italia «ingovernabile»






