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25 APRILE 2026

Ultimo aggiornamento: 6:06

La cronaca ha già fatto il suo mestiere, indugiando sulla spettacolarità del colpo, sui tunnel, sugli ostaggi, sulla fuga, sulle cassette violate. Ma il punto economicamente e giuridicamente più rilevante comincia adesso. Dopo la rapina alla filiale Crédit Agricole di piazza Medaglie d’Oro, a Napoli, per i titolari delle cassette scassinate non si apre una semplice pratica di rimborso, ma una fase lunga, tecnica e spesso estenuante nella quale dovranno prima ricostruire il danno, poi documentarlo, poi difenderlo contro la banca, contro l’assicurazione e, se necessario, davanti all’Arbitro Bancario Finanziario o a un giudice ordinario. Il furto, in sostanza, è il fatto iniziale. L’odissea vera comincia dopo.

In questa materia il primo equivoco da demolire è che la banca garantisca in modo illimitato il contenuto della cassetta. Non è così. L’articolo 1839 del codice civile stabilisce che la banca risponde per l’idoneità e la custodia dei locali e per l’integrità della cassetta, salvo il caso fortuito. L’obbligazione principale, dunque, riguarda la qualità professionale della custodia, non la conoscenza di ciò che il cliente ha effettivamente riposto all’interno. Sul piano contrattuale si aggiunge poi il profilo assicurativo, che può prevedere massimali differenti da banca a banca (nel caso del Credit Agricole sembra che il massimale sia di 52.000 euro), spesso elevabili con pagamento di un canone maggiore. Ne deriva una distinzione decisiva: il limite della copertura assicurativa non coincide automaticamente con il limite della responsabilità giuridica della banca, soprattutto se dovessero emergere profili di dolo o colpa grave.