Con l’incontro tra la procuratrice generale di Milano Francesca Nanni e il procuratore di Pavia Fabio Napoleone diventa più concreta la possibilità di revisione della condanna ormai passata in giudicato di Alberto Stasi. Nelle prossime settimane alla Procura generale saranno inviate tutte le carte dell’inchiesta di Pavia sul delitto di Garlasco e su Andrea Sempio e solo al termine di questa attività di approfondimento verrà valutata la necessità di un’eventuale integrazione, prima di prendere la decisione se inoltrare o meno alla Corte d’appello di Brescia un’istanza di revisione del processo per Alberto Stasi. Uno studio che Nanni ha sottolineato non sarà «facile» e neppure «veloce».
L’intervento della Procura generale
E tuttavia il filtro della Procura generale è fondamentale perchè è tra i soggetti che, per il Codice di procedura penale, possono chiedere di rimettere in discussione una sentenza ormai definitiva. Oltre alla Procura generale, a potere utilizzare un mezzo assolutamente straordinario di impugnazione sono la persona condannata e suoi eredi, in caso di decesso.
I casi di revisione
La legge individua anche i casi in cui la domanda può essere inoltrata. In primo luogo, la sopravvenienza di nuove prove che, da sole o insieme a quelle già valutate, dimostrano che la persona condannata deve essere assolta; l’inconciliabilità dei fatti alla base della condanna con altri fatti accertati in altra sentenza penale non più revocabile; quando la condanna è stata la conseguenza di una falsità in atti o in giudizio; quando la condanna è fondata su una pronuncia civile o amministrativa poi revocata.











