Archiviata come suicidio, la morte di Giovanni Ferri non convince. A palesare i propri sospetti è la moglie del pensionato di 88 anni rinvenuto cadavere il 22 novembre 2010 a Garlasco. Ai microfoni di Mattino 5, Gabriella Conti ricorda che l'uomo "era tranquillissimo" e non avrebbe mai manifestato i segni di una depressione. Giovanni Ferri, ex meccanico, uscì di casa intorno alle 9:30 del giorno prima per la consueta passeggiata del mattino per le vie del comune pavese. Poi l'uomo si fermò al Bar Jolly di Largo 1° Maggio, dove Ferri aveva preso un caffè. Da lì la sparizione. Sei ore dopo una ragazzina di 17 anni aveva notato il suo corpo rannicchiato in un’intercapedine stretto al civico 9 di via Mulino.

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Ferri era ricoperto di sangue, con tagli sui polsi e alla gola. Secondo i rilievi condotti dall’allora colonnello dei carabinieri Gennaro Cassese le ferite presenti sul corpo del pensionato escludevano un’azione di terzi. Ecco allora l'archiviazione come suicidio. Gabriella Conti rivela al programma di Federica Panicucci che dopo la morte del marito, ma soprattutto dopo la visita "di un carabiniere con mia cognata" per la comunicazione ufficiale del decesso, non avrebbe più avuto modo di parlare con gli investigatori. Per di più dall'abitazione non mancavano coltelli. "Mi aspettavo che investigassero", dice, invece "non hanno investigato", dunque "è stato tutto chiuso lì".