Il nuovo filone d'indagine sul delitto di Garlasco torna a puntare i riflettori su alcune morti sospette avvenute nel comune in provincia di Pavia, una serie di suicidi anomali, tra i quali quello di Giovanni Ferri, pensionato di 88 anni che fu ritrovato senza vita in via del Mulino, all'interno di un'intercapedine e con ferite a gola e polsi. Era la mattina del 22 novembre 2010.

La vicenda, all’epoca archiviata come gesto volontario, continua però a sollevare interrogativi, soprattutto tra i familiari. La moglie dell’uomo, Maria, non ha mai condiviso del tutto la ricostruzione ufficiale e ancora oggi esprime dubbi su quanto accaduto. A destare perplessità, tra gli altri elementi, è la presenza del coltello con cui Ferri si sarebbe tolto la vita, rinvenuto "in mano" al pensionato secondo alcune testimonianze, una circostanza ritenuta da alcuni poco compatibile con un suicidio.

Intervistata dall’inviato di Mattino Cinque, Emanuele Canta, la vedova ha raccontato incongruenze che, a suo dire, non sarebbero mai state chiarite fino in fondo: "A me prima avevano detto che non aveva niente e poi hanno tirato in ballo che c’era un coltello". Alla domanda su una possibile chiusura frettolosa delle indagini, la donna ha aggiunto: "Mi aspettavo che investigassero il perché (le ragioni dell’estremo gesto, ndr). E invece è stato tutto chiuso lì, perché io non ho saputo più niente". Dubbi anche sul luogo del ritrovamento: "non passava mai da quella strada per andare al bar. Per quale motivo sarebbe dovuto passare da quella strada?".