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Il marito afghano aveva imposto a lei e ai figli un regime radicale islamico, costringendoli a vivere nel terrore: “Serve un argine a tutto questo”

Picchiata perché non pregava Allah: la vittima è un’italiana di 40 anni residente a Trieste, vessata dal marito afghano che le aveva imposto la legge islamica di Maometto sia a lei che ai suoi figli. Al di là delle violenze, l’uomo come punizione l’aveva anche obbligata a sottoporsi a uno stupro di gruppo dopo un aborto spontano, che lo straniero avrebbe imputato alla volontà di Allah, perché, secondo lo straniero, la donna avrebbe desiderato altri uomini.

È una storia di violenze e di degrado estremo quella che arriva da Trieste. Gli investigatori hanno ricostruito il rapporto tra i due, evidenziando come l’afghano abbia nel tempo sviluppato un’ossessione nei confronti della donna, arrivando al punto di pretendere di leggere ogni suo messaggio e di controllare il portafoglio per verificarne le spese. Nei confronti della donna c’erano insulti costanti, divieti stringenti per impedirle di frequentare contesti “impuri”, l’obbligo di adeguarsi al radicalismo islamico. E tutto questo era orientato all’intero contesto familiare, non solamente alla donna: anche i suoi figli erano vittime dell’afghano. Sono serviti mesi di indagine per avere in mano elementi solidi per strutturare un’accusa valida e ora l’uomo è stato condotto in carcere in regime di detenzione cautelare in attesa delle decisioni del giudice.