Appena due giorni fa sui soliti organi di stampa amici delle procure si commentava con una certa soddisfazione che nel centro per migranti di Gjader, in Albania, «non è cambiato nulla» e che «il progetto originale resta incompatibile con il diritto Ue».

Sul Fatto quotidiano si parlava di questi Cpr associandoli a «una colossale truffa agli italiani» e la missione di lunedì dei parlamentari di Fdi, andati a rendersi conto di persona del funzionamento delle contestate strutture, veniva definita una «messinscena» facilmente smontabile in quanto a numero dei rimpatri e migranti trasferimenti.

Dal 2023, da quando sono state realizzate le due strutture per stranieri nel Paese amico guidato dal socialista Edi Rama, il centrosinistra non ha perso occasione per smontare l’iniziativa fortemente voluta dal governo Meloni, utilizzando vari argomenti. Uno, in particolare, è quello sul quale Pd, Avs e Cinquestelle, con sindacati e associazioni pro-migranti, hanno insistito di più: il presunto danno erariale prodotto dalla creazione dell’hot spot di Gjader.

Se la premier, interpellata sul tema a ogni punto stampa, insisteva granitica: «I centri in Albania funzioneranno», dall’altra parte scattava la batteria delle dichiarazioni dei contrari, pronti a denunciare lo spreco dei soldi pubblici (da che pulpito) e le mancate priorità dell’esecutivo. Oltre al giornale di Travaglio pure il Domani rilanciava in bella evidenza notizie di esposti alla Corte dei Conti, richieste di chiarimenti sulle risorse impiegate, perdita di denaro pubblico «prodotta da decisioni illegittime o inefficienti». Con un copione che, spesso, si ripete uguale a se stesso: esposto in procura, apertura di un fascicolo, magistrati al lavoro, opposizione all’attacco di Palazzo Chigi, colpevole di studiare un modo per risolvere un problema enorme che l’Italia non è più in grado di sostenere da sola.