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24 APRILE 2026

Ultimo aggiornamento: 7:59

Il calendario del 2026 mette i lavoratori italiani di fronte a una situazione particolare che richiede un’analisi meticolosa delle competenze in busta paga. Il 25 aprile, anniversario della Liberazione, cade di sabato, mentre il 1° maggio, Festa dei lavoratori, sarà un venerdì. In un sistema normativo complesso come quello italiano, la sovrapposizione tra giorni festivi e giorni feriali non lavorativi non è mai una semplice questione di riposo, ma si traduce in calcoli matematici che variano profondamente tra chi opera nel settore pubblico e chi nel privato, tra chi ha uno stipendio fisso mensilizzato e chi è pagato a ore. Comprendere i meccanismi che regolano le due date è necessario per evitare che errori burocratici o interpretazioni restrittive dei contratti collettivi finiscano per decurtare diritti acquisiti e spettanze economiche garantite dalla legge e dalla Costituzione.

Il primo scenario da analizzare è quello della cosiddetta festività goduta, ovvero il caso in cui il lavoratore si astenga legittimamente dall’attività per celebrare la ricorrenza nazionale. In questa situazione, il principio generale è che il dipendente non deve subire alcun danno economico. Tuttavia, la tecnica contabile utilizzata per garantire questo risultato cambia drasticamente a seconda della qualifica. Per gli impiegati, la cui retribuzione è mensilizzata, la festività non comporta un aumento della cifra lorda in fondo al cedolino. Questo accade perché lo stipendio mensile è pattuito in misura fissa e copre tutte le giornate del mese, indipendentemente dal numero di giorni lavorativi o festivi presenti. In sostanza, il 25 aprile e il 1° maggio vengono percepiti come giornate pagate ma non lavorate, già incluse nel totale pattuito.