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Con 520 CV, trazione posteriore e un telaio di riferimento, offre un’esperienza di guida viscerale e autentica, sempre più rara nel panorama attuale, a fronte di compromessi evidenti su consumi e comfort
Ci sono auto che nascono per essere perfette e altre che nascono per emozionare. La Giulia Quadrifoglio appartiene senza dubbio alla seconda categoria. A più di dieci anni dalla sua presentazione, questa versione Super Sport celebra un progetto che ha riportato Alfa Romeo al centro del mondo delle berline ad alte prestazioni. Limitata a soli 275 esemplari, è più di una serie speciale: è un addio annunciato al V6 biturbo e, forse, a un certo modo di intendere la guida. Dopo oltre 1.000 km tra città, autostrade e passi di montagna, è chiaro che questa non è solo un’auto veloce. È un’esperienza di guida, un “qualcosa” che ti entra dentro e non vuole più abbandonarti. C’è però da dire che, rispetto alle prime generazioni che hanno preceduto il 2020, qualcosa è cambiato. L’auto si è leggermente “imborghesita”, andando a limare alcuni aspetti che, a detta di alcuni clienti, rendevano questo progetto fin troppo aggressivo e impegnativo nella vita di tutti i giorni. Il risultato è comunque superlativo, sebbene qualcosa, nel corso degli anni, sia andato perso.






