In uno scenario alternativo in cui permanesse «una situazione altamente conflittuale, con un’evoluzione più avversa e un ritorno molto più lento a condizioni distese delle principali variabili internazionali che influenzano l’economia italiana», l’impatto sulla crescita del Pil, rispetto allo scenario di base previsto dal governo, sarebbe di -0,2 punti percentuali quest’anno, di -0,8 punti il prossimo e di -0,1 punti nel 2028. È lo scenario di rischio analizzato in un focus del Documento di finanza pubblica. Se così fosse, il Pil 2026, che il governo stima al +0,6%, si ridurrebbe allo 0,4%; nel 2027 si scenderebbe in recessione a -0,2% (dal +0,6% al momento previsto); nel 2028 si attesterebbe al +0,7% (anziché +0,8%). «Considerando lo scenario di rischio nel suo complesso, il tasso di crescita del PIL risulterebbe inferiore, rispetto al quadro macroeconomico di previsione, di 0,2 punti percentuali nel 2026, 0,8 punti nel 2027 e 0,1 punti nel 2028, per poi risultare superiore di 0,2 punti nel 2029», si legge nel documento.

La corsa dell’energia

Lo scenario di rischio contempla, innanzitutto «effetti avversi ancora più rilevanti sui prezzi delle materie prime energetiche, che crescerebbero con maggiore intensità e in modo più persistente rispetto allo scenario di riferimento», con i prezzi del petrolio e del gas a 115,5 dollari al barile e 93,4 euro per MWh quest’anno e a 80,3 dollari al barile e 48 euro per MWh il prossimo.