Un padre che riesce ad abbracciare la sua sesta figlia soltanto una volta in diciotto anni, in una camera di sicurezza durante un appello e giusto perché il suo avvocato ha il buon cuore di convincere gli uomini della scorta, i quali dimostrano quel tanto di pietà umana che fa la differenza. Ma anche un signore di 64 anni che ormai ha il volto scavato e i capelli grigi, è provato e a cui, in un certo senso, viene il miracolo: nonostante tutto non perde la lucidità, non chiede sconti, ripete che con questa brutta faccenda, con l’omicidio di Vitalina Balani, lui non c’entra e aggiunge che di galera ne uscirà da innocente. Andrea Rossi è un ex commercialista di Bologna a cui la vita, grazie soprattutto alla tenacia del suo avvocato, ha appena dato una seconda possibilità. Ché messa così uno potrebbe pensare abbia risolto i suoi guai, invece è un’espressione da prendere alla lettera: la sua storia è una gimcana di processi e carte bollate, di accuse e probabilmente malintesi, di piccoli errori (per carità in buonafede) che però si trasformano in grandi stravolgimenti dell’esistenza.

Oggi, vent’anni esatti dopo quel maledetto 15 luglio del 2006 che ha dato l’avvio a ogni cosa, diciannove anni dopo il suo arresto e sedici dopo la condanna passata in giudicato, può finalmente chiedere la revisione del processo che lo riguarda perché “al di là di ogni ragionevole dubbio” c’è più di un aspetto che non torna. Quando viene trovata morta, Vitalina, settant’anni, cliente del professionista bolognese, si pensa a un decesso naturale: sarà in obitorio che un medico noterà delle macchie anomale sul suo collo compatibili con uno strangolamento. All’inizio i sospettati sono due, il badante straniero della donna che è stato licenziato da poco (e che, a oggi, non si sa che fine abbia fatto) e Rossi, che gestisce il suo patrimonio ma che ha, con lei, un debito di circa due milioni di euro dato che avrebbe dovuto investire i fondi che gli aveva affidato e, invece, ha utilizzato il suo denaro per comprare cianfrusaglie d’antiquariato. Un movente, sì, d’accordo: pure solido.